Se vuoi provare le scarpe paghi 10 euro

Tu cosa ne pensi?

La chiamano la mossa anti Amazon

“Se vuoi provare le scarpe paghi 10 euro”.

È questa la frase che una cliente di un negozio di Mirandola, in provincia di Modena, si è sentita rivolgere dal proprietario del locale in cui aveva provato un paio di scarpe.

La donna era uscita dal negozio, ed è stata inseguita dal commerciante.

Quando è stata raggiunta ha fatto notare al commerciante come tale richiesta non sia indicata da nessuna parte, ma il proprietario del negozio ha risposto che non è necessario che la “prescrizione” sia indicata, perché è lui a decidere le regole del suo negozio.

La giovane, ritenendo la richiesta del commerciante ingiusta, ha deciso di non pagare. Nei giorni successivi, all’interno del negozio è stata aggiunta l’indicazione: “10 euro per la prova delle calzature”.

A tutti prima o poi sarà capitato di provare un accessorio in un negozio per poi acquistarlo online ad un prezzo generalmente più basso. La pratica, purtroppo, sta diventando sempre più diffusa ma i commercianti iniziano a ribellarsi.

Purtroppo la situazione ormai è diventata questa e riteniamo che l’atteggiamento del commerciante è probabilmente giusto, dopo aver subito per tanto tempo questo brutto modo di fare dei clienti, ma…

Sicuramente è lesivo per la sua attività commerciale che rischia di chiudere perché a nostro avviso non applica le giuste leve del marketing e richiudendosi in vecchie metodologie difensiviste che potevano funzionare prima ma non adesso.

Questo secondo noi è un modo totalmente errato di combattere la concorrenza da parte di colossi come Amazon, Zalando, Privalia, etc…

Di fatto l’effetto prodotto è :

  1. il cliente non entrare più facilmente in negozio
  2. i costi di investimento del cliente sono troppo alti per un acquisto
  3. il cliente fa cattiva pubblicità
  4. il cliente troverà sempre un'altra attività commerciale per la prova
  5. il cliente acquisterà comunque da un’altra parte

Cosa avrebbe dovuto fare il commerciante?

Prima del fatto sicuramente studiare una efficace strategia di marketing.

Invece cosa ha fatto?

  1. Ha incollato manifesti pubblicitari in paese (quindi messaggio a tutti e non al suo target)
  2. Pubblicare immagini random senza nessuna efficacia sui social
  3. Pubblicità su giornali e radio

Cosa avrebbe dovuto fare?

  1. Raccogliere i dati dei clienti in cambio di valore per loro da utilizzare per attività di marketing
  2. Usare un sistema per ricontattare i clienti nuovi ed soprattutto abituali
  3. Usare a in maniera idonea un sito e-commerce

Cosa doveva fare quel giorno?

Chiederle il prezzo al quale sarebbe stata disposta a comprare le scarpe, a quel punto proporle addirittura un acquisto ad un prezzo inferiore rispetto al sito che le proponeva l’offerta.

In cambio però avrebbe dovuto chiederele i suoi dati tipo numero di telefono e mail(minimo) e ad esempio una testimonianza dell’esperienza positiva vissuta nel negozio. Pronta per essere pubblicata sui social mediante un testo accattivante con le foto o addirittura un video. Entrabi da pubblicare sul profilo social del cliente e sulla pagina sociale YouTube del negozio.

Oltre al danno anche la beffa si è ritrovato contro anche la federconsumatori che ha comunicato contro Kiki Sport: "E' a sua volta una 'piccola Amazon'"

"Nessuno ha notato che a sua volta Kiki Sport è un “piccolo Amazon”, che vende sul web ad un prezzo ridotto le scarpe che commercializza“.

Poche ore dopo la pubblicazione della nota di Federconsumatori il titolare di Kiki Sport ha così replicato sui social: “sito non aggiornato da 6 anni. Questa è diffamazione e calunnia. Ne parlerò col mio legale”.

Ecco…

Sito non aggiornato da 6 anni?!

Assurdo.

Oggi ci sono mezzi molto efficaci per applicare strategie di marketing efficaci e dirette, tra queste le applicazioni per smartphone e tablet.

Una di queste è SempliAPP, se vuoi approfondire visita il sito in cui già ti trovi o clicca su www.sempliapp.com e clicca su registrati e scarica l’app disponibile su Google Play e App Store